Don’t forget to be YOU

petersen13b

Sono dipendente. Dipendente dagli eventi. Succedono cose che fanno esplodere quella venuzza diametralmente minuscola che tra ossigeno e sangue mischia anche le parole. Parole che hanno bisogno di spostarsi, di uscire dai pensieri di esplodere libere senza freni . Parole che sono li da troppo tempo, che covano al caldo di mille impegni, doveri e faccende da sbrigare. Parole che ci rendono la nostra fragile umanità, che ci ricordano quello che siamo e che non possiamo non essere. Frammenti di emozioni incollati insieme, puzzle di strascichi di passato, risultato d’improbabili matematiche espressioni di vita vissuta, di scelte e di strade intraprese. Ecco cosa siamo. Ecco cosa sono. Una che si ricorda pezzi di sè dimenticati da tempo solo se la sua anima diventa incontenibilmente gonfia di sensazioni istintive, irreprimibili perché tracollano da ogni poro della pelle, escono dagli occhi, dal naso, dalla bocca e dal cuore. Vanno da sole. Vivono di vita propria e si impadroniscono di tutto il mio corpo, di ogni più piccolo gesto. Le si vedono scritte negli occhi senza il bisogno di pronunciarle. Si leggono perché scritte trasparenti sulla nostra aurea. Ce le portiamo addosso come tatuaggi senza contorno ne colore. Esistono sulla nostra lingua prima ancora di formulare il pensiero. Bagnano le labbra prima ancora di scandirle. Poi accade qualcosa che le compone, che gli da un sapore, un colore, un significato ed una concretezza. Così dobbiamo trovare la forma, e rendere materiale l’immateriale. Io devo scrivere. Devo dire che ho bisogno di scrivere. Ho bisogno di mostrarmi, in tutta la mia materialità. E all’occorrenza eccomi ancora inesorabilmente qui.

M.

Photo: Andres Peterson

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