Letture da spiaggia

“L’unico vero possesso dell’uomo è nelle cose che ha perduto” Franz Werfel

“C’è una foto che Irene ha scattato con gli occhi, un frammento,una di quelle istantanee dov’è condensata tutta la tenerezza per qualcuno che abbiamo amato o amiamo ancora, e che si acquattano nella memoria per la vita.
A volte è una sequenza, altre un’immagine, un fotogramma qualsiasi, un movimento spezzato, una smorfia ( debolezza, forse vergogna), un gesto piccolissimo che non possiamo raccontare a nessuno ( e non perché non vogliamo ma perché non sapremmo neanche come cominciare, e se pur ne fossimo capaci preferiremmo non farlo).
Magari in quei lampi della memoria la persona con cui abbiamo scelto di passare parte della nostra vita non era nemmeno così bella come sappiamo può essere; eppure è lì che ne conserviamo l’essenza,perché è stato allora che l’abbiamo vista così inaspettatamente smascherata e se stessa; è in quell’istante che tutto è avvenuto.
Forse lei non lo sa neanche, intanto recita la parte che crede sia quella che ci ha attratto, e noi teniamo il segreto per tutto il tempo in cui restiamo insieme, l’amiamo di nascosto in un certo senso, perché poi nessuno è in grado di spiegare di cosa è fatto l’amore che prova; le qualità etiche e anche quelle estetiche non c’entra poi molto con i legami che si stringono per anni,le case, i figli, tutti gli investimenti collaterali (non c’entrano neanche con le separazioni, in fondo), e quando c’è lo domandiamo (“Ma tu perché mi amo?”) e stiamo a sentire la risposta, rimaniamo per forza un pò delusi, quasi vorremmo replicare:”Dai che puoi fare di meglio,dimmi chi sono”, perché non è di semplici complimenti , per quanto sinceri,che in quel momento andiamo alla ricerca, ma qualcosa di più intimamente effimero che ci descriva nell’immaginazione dell’altro.
Vogliamo che la persona che amiamo ci dica d’essersi innamorata di noi perché un giorno, senza neanche pensarci, l’abbiamo toccata in un punto in cui non sapeva di essere sensibile, come certe carezze che arrivano molto in fondo per conto loro.
“Ti amo perché ti gratti il polso in quel modo tutto tuo”, questo per esempio vorremmo sentire, piuttosto che:”ti amo perché sei generoso e affidabile”.
C’innamoriamo di minuzie , di riflessi in cui vediamo l’altra persona come pensiamo che nessuno l’abbia mai vista e mai la potrà vedere, e custodiamo questi attimi di unicità in forma d’immagine che chiediamo aiuto quando il nostro sentimento vacilla e dubitiamo di amare, allora la richiamiamo, e ci basta (quando ancora l’immagine è viva) ritrovare quel modo di bere a canna,tenendo la bottiglia distante dalle labbra, perché l’amore torni a insinuarsi e si riaccenda, rimettendo a posto le cose, disponendole intorno a noi nell’ordine rassicurante in cui ci siamo abituati a vivere, e ci lasci dove siamo, reprimendo di schianto i progetti di fuga a cui avevamo cominciato a lavorare.”

“Mancarsi” – Diego De Silva Pag. 5-7

Illustration : Toshiaki Uchida

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