Le scelte che non hai fatto

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Sto leggendo un libro. Fosse uno, sono tre in un colpo. Sono affetta da fame compulsiva da sempre. Ho bisogno di quantità e negli anni ho affinato le tecniche per abbuffarmi di qualità. Sono passata dagli yo-yo Motta alla Tarte Tatin in men che non si dica, da Moccia (eh si ebbene si) ad Alda Merini senza nemmeno accorgermene, dalle figurine panini delle Spice Girls alle foto di Nan Goldin con semplice naturalezza. In mezzo mille inciampi, mille incontri e scontri eppure oggi non mi sento ancora sazia. Magari per colpa  di un’innata indole incontentabile. Magari non accadrà mai. Avrò sempre fame di qualsiasi cosa mi venga in mente, scegliendo il mondo per saziarmi, optando, si spera,  per il suo lato più succulento. Ma torniamo al libro, ad uno in particolare dei tre sul mio comodino. “Le scelte che non hai fatto” di Maria Perosino. Sono a metà, vado a rilento, mi sono inchiodata. Ho tirato il freno a mano sulla domanda: “Dove vanno a finire le scelte che non abbiamo fatto?” E’ si… brucia laggiù nel profondo del cuore una domanda così. Ti prende a schiaffi in faccia quando meno te lo aspetti, una raffica di sberle stampate una dietro l’altra alla velocità del suono. Scotta come il fuoco anche per chi non è avvezzo a tentennamenti e prende, decide e fa senza incappare in mille elucubrazioni, senza troppi discorsi. E’ rovente perchè ti costringe a voltarti indietro, verso quello che non sei stata, verso quell’opzione che non hai spuntato, verso quella barra che hai tirato sua qualcosa che però in quel momento ti ha messa in discussione. Quel qualcosa che ti ha offerto un’alternativa e ti ha costretta a scegliere che cosa essere. Perchè siamo il frutto di quelle non scelte. Siamo anche quello che non abbiamo deciso di fare, quel percorso non preso, quella rinuncia, quella possibilità abortita. Ed anche se sai che la scelta compiuta è sicuramente la migliore rimane comunque il fatto che la decisione presa equivale ad un 49% di rinuncia a qualcosa che ha scisso il tuo io e ti ha costretta a prendere una posizione tra l’uno e l’altro percorso. Nel ventaglio delle possibilità che non ho colto per dar spazio a quella che sono oggi c’erano un sacco di Martine. Una Martina secchiona, una Martina convertita, una Martina dipendente di una grande azienda, una Martina pianista, una Martina ballerina, una Martina Milanese e la lista potrebbe essere ancora molto lunga.

E voi cosa non siete stati? #curiousmonday

xxx

M.

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PHOTO CREDITS: Larsen Sotelo http://www.fashioneditorials.com/portraits-anastasia-bondarenko-photogenics-la-by-larsen-sotelo/