L’Hula-Hoop della vita

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Non se se è colpa della Gamberale che con le sue righe insinua tra un neurone e l’altro pensieri lampo che squarciano la realtà e mi restituiscono alle pagine di questo blog. O se è colpa di D. che mentre sorseggia un thè al bar del Vittoria mi guarda e mi dice con gli occhi, la bocca e tutto il suo viso espressivo: “Ma tu non scrivi più?”. Senso di colpa nei confronti dei “miei” lettori? Forse. O forse no. Forse sono diventata un po’ meno coraggiosa, un po’ meno diretta, un po’ più velata, diciamolo vergognosa, un po’ più gelosa di me. Eppure mentre lo razionalizzo ad alta voce per rispondere alla sua domanda un pochino mi vergogno. Un briciolo, nel profondo. E mi chiedo cosa sia successo a quella me che partiva in battaglia armata di parole e convinzioni profonde. A quella me che a suon di espressioni viscerali ed associazioni di aggettivi ballava la mazurca sulla vita, battendo uno dopo l’altro i pulsanti della tastiera per comporre sinfonie di termini che mi rappresentassero.

In realtà, in realtà vi dico che l’unica cosa scientificamente provata in questa vita è (sempre come dice il mio amico D.) che ciò che butti dalla porta ti rientra dalla finestra.

Eppure succede che con me stessa accantono. Ho un po’ questo difetto e ce l’ho da sempre. Ce l’ho tarato, misurato e circoscritto solo dalla mia parte perché spesso con gli altri, il lavoro ed il mondo ho un neo sulla fronte che ha il colore noioso del senso di responsabilità. E mi lascio li, a decantare. Abbandono certe parti di me, lascio a prendere polvere alcuni dei miei lati imprescindibili e faccio un pochino finta di dimenticarmi che esistano. Mi distraggo con altro perché spesso proprio quel nostro imprescindibile ci è un po’ scomodo, mi è un po’ scomodo. Pesa, annoia, rompe. O meglio brucia, scotta, pizzica e fa male andare a guardarlo negli occhi del nostro cuore, sorbettandoselo tutto fino all’ultima goccia di dolore.

Solo che la vita non scherza oppure a volte scherza troppo e ti ributta sul piatto il boccone amaro che hai nascosto nel tovagliolo. Non sono buddista ma inizio a credere che sia tutto circolare e che per rompere il cerchio devi entrarci dentro e giocare all’hula hoop fintanto che  hai respiro. Che le situazioni, le persone, i nostri desideri e perfino le pagine di un blog se le abbandoni (senza mettere una chiusura con il cuore in pace e sereno) prima o poi reclamano i loro diritti e ti vengono a cercare.

E allora sapete che vi dico? Che mi infilo una tuta, scarpe ginniche e accendo la musica prima di saltare dentro il mio cerchio colorato ed iniziare a farlo girare su me stessa, provando a non farlo cadere.

XXX

M

PHOTO: 1) Lena C. Emery – 2) Pinterest