Lettera a Marina

Cara Marina,

Quello che ci separa veramente non è una T in più nel mio nome o i 39 anni di differenza che abbiamo. Non è neanche la nazionalità o il fatto che parliamo lingue diverse. No, non è nemmeno la  tua fama e ciò che ne consegue.

Vorrei il tuo coraggio. Il coraggio di esprimere le emozioni in piena e completa libertà. In totale assenza di limiti. Al vento, al mondo, al pubblico. Soprattutto al pubblico. Perché sai Marina, tutti noi abbiamo un pubblico. Le figure che esistono nella vita di ogni singolo individuo costituiscono un pubblico. Siamo tutti esposti, per il semplice far parte di una società. Indistintamente. Non importa la religione, il credo, il luogo o la lingua. Siamo tutti, chi più chi meno, inevitabilmente, sotto le luci dei riflettori, con i piedi poggiati sul palcoscenico della nostra vita. Ognuno di noi vittima di giudizi, complimenti e critiche che siano. Approvazioni e fischi. Cresciamo così con la paura di parlare, di raccontarci, di mostraci per intero. Mettiamo in luce solo gli aspetti più sfavillanti, costruiamo identità di facciata perché ci hanno insegnato che i bambini bravi non piangono e che tenerezza e sofferenza non si mostrano in pubblico. Il dolore va nascosto per non dispiacere gli altri, per non apparire deboli perché, fosse anche solo per un istante, basterebbe a rendere vulnerabile la nostra immagine riflessa. Basterebbe a renderci ridicoli e facili prede dello scherno dell’opinione pubblica. Ma tu, Marina lo sai meglio di chiunque altro

Niente di nuovo per carità. Sono concetti vecchi come il mondo eppure sono ancora capaci di fornire argomenti di dialogo. Secoli di evoluzione e siamo ancora qui a combattere con il nostro io più profondo. Ci percepiamo sconvenienti, inadeguati. Così impariamo ad ingoiare nodi nascondendo ciò che ci rigira lo stomaco o scuote l’anima. Carichi di diffidenza nei confronti di noi stessi e degli altri.

Ed invece tu ti presenti così : senza vergogna, senza costrizioni, letteralmente nuda. Marina e le sue emozioni schiette. Spregiudicata ed estremamente elegante nel raccontarci la tua verità di essere umano al di là delle conseguenze. Fai quello che fai, parli con i sentimenti collegati alla lingua, sei ciò che sei oltre “quello che potrebbe succedere”. A regola d’arte, la tua arte.

Dritta, diretta ce lo sbatti davanti ricordandoci che si, si può scegliere avendo già in dotazione nel pacchetto “essere umano”, un optional fondamentale: il libero arbitrio.

Esiste con assolta certezza la possibilità concreta di diventare quello che realmente siamo. Niente più che una matassa informe di emozioni.

Ed è bellissimo perché non c’è limite all’autenticità dell’esistenza.

Photo: pinterest

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