Quarantena

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Non riesco a tacere quella voce che ho dentro e che da tempo era muta, come addormentata dentro di me. Oggi quella voce grida sguaiata e si fa nuovamente sentire.

Sono stati anni di silenzio i miei. Non trovavo parole per raccontare cosa sentivo, non trovavo la spinta e gli argomenti restavano racchiusi in pensieri ermetici. Solo miei.
Confesso che appena, appena ci ho sofferto per questa mia incapacità di mettermi nero su bianco, ma non è mai stata motivo di inquietudine.

Cos’era successo? Dov’era finito il mio motore per raccontare storie che parlavano sempre, in qualche modo, di me?

Così ho passato, i tempi morti degli ultimi anni a frugarmi malamente dentro, cercando, tra una cosa e l’altra, di darmi una risposta, senza capire dove diavolo avevo infilato la mia voglia di scrivere. Non ci arrivavo ma avevo quella strana sensazione di avere la risposta sulla punta delle lingua. Un punto di domanda che era ormai il tassello mancante di un puzzle dal disegno indecifrabile.

E poi eccola li la risposta. Arriva come un fulmine a ciel sereno.
Improvvisamente, trovo la parola che mi mancava. E come tutte le cose sfacciatamente evidenti, era davvero troppo semplice per arrivarci subito.

Inquietudine. Ansia.
Facile. Mi mancava la mia ansia.
Quell’ansia contro cui ho combattuto, per anni.
La stessa ansia che mi ha accompagnata sin da bambina. Quel disagio di sottofondo mi dava argomenti per scrivere. E scrivere alleviava quel peso che portavo sull’anima. Era una maniera come un altra per esorcizzare quella parte di me, rendendola esterna, visibile, in qualche modo allontanarla.

L’ho superata ecco cos’era successo.

E quando la superi, lei, lascia spazio.
Spazio per altro. Spazio per la vita, per l’amore, per il lavoro che ami con tutta te stessa, per una casa. Per tutto quello che possiamo immaginare. E per una te che non ti aspetti. Insomma, spazio per essere felice.
Non ho avuto nemmeno il tempo di chiedermi che cosa ne avrei fatto di tutto quello spazio, la vita è successa da sola ed è stato più bello viverla che raccontarla.
Così non avevo più bisogno di essere letta, di raccontare chi ero, perchè ho preferito di gran lunga essere chi sono fuori da una pagina immacolata. Questa è la verità, pura e semplice.

Però oggi è diverso. Oggi, in questo tempo dilatato che è la quarantena, privati della nostra vita di sempre, sotto la pelle sento salire quell’antica necessità di riversarmi ancora in un fiume di parole.
Ci sono voluti 10 giorni perchè potessi restituirle terreno e farsi nuovamente sentire.

Per far danzare ancora una volta, con naturalezza, le dita sui tasti delle lettere e riempire questo foglio bianco.

 

XXX

M.

Photo: Noemi Ottilia Zabo